Tema Centrale

Flavio Tosi

Verona città dell’amore, del turismo e della cultura enogastronomica, vanta tra i suoi rappresentanti  un uomo che di nascita gli appartiene. Flavio Tosi, storico Sindaco della bella città di Giulietta, ci racconta se e quali sono stati i cambiamenti  della città attraverso la sua esperienza, costruita nel tempo e la quotidianità vissuta  in una città che accarezza ancora la tradizione. 

Veronese di nascita. Nel corso degli anni ci sono stati cambiamenti nella sua città di tipo architettonico oppure culturali? 
Verona negli ultimi decenni è cambiata poco, qui moderno e antico faticano a coesistere. Se guardiamo l’Europa e quindi le realtà internazionali noi siamo rimasti indietro, ma siamo diversi anche rispetto ad una città cosmopolita come Milano. Verona è una provincia che poggia ancora oggi su una mentalità largamente agricola e sulla tradizione, per questo credo che il processo mentale del cambiamento arriverà con le nuove generazioni. 
Qui c’è una mentalità un po’ “ferma” se, ad esempio, pensiamo a qualche anno fa quando approvai una soluzione moderna per i nostri defunti come può essere il cimitero verticale, presente in Brasile oppure ad Oslo, capii che indipendentemente dalla copertura economica e dai benefit a favore del territorio, era impossibile realizzarla. Nelle culture liberali moderne la mentalità è differente, si accetta il welfare state che poggia su una base capitalista e quindi guidati da una mentalità meritocratica: ognuno assolve al proprio ruolo senza invadere campi altrui e lo Stato o la mano pubblica non sono onnipresenti come in Italia. 

Ieri e oggi, com’è cambiato Flavio Tosi? C’è un momento in cui ha detto “non sono più così”? In realtà un momento preciso non c’è, di sicuro con il tempo sono diventato più pragmatico e realista. In gioventù ero diverso poi la nomina a Sindaco della città di Verona mi ha portato a vedere con occhi diversi me stesso. Rappresentavo tutta la comunità, non potevo più eccedere, quello era il nuovo “io”. 

La politica come lavoro visto da un occhio interno, quale suggerimento darebbe… 
La politica a certi livelli di fatto è un lavoro e come ogni professione la preparazione non deve mai essere poco considerata. L’epoca degli urlatori della demagogia è finita, forse anche a causa del covid e della necessità di uscire da una difficoltà oggettiva: la gente torna a cercare il professionista competente, preparato e capace. Possiamo dire che la preparazione combatte l’arretramento culturale e si sposa con la buona politica. 

Nel corso degli anni è cambiata la fonte nel reperire informazioni ad oggi i social sono tra i canali più utilizzati per conoscere i fatti dal mondo, secondo lei perché? 
Ho strutturato una mia personale idea, le posso dire che in generale è cambiato il modo di approcciarsi a molte cose. Non solo nel mondo della comunicazione ma anche in altri settori si tende a ricercare il consenso del potenziale grande pubblico. Io tutte le mattine leggo i quotidiani ma so che, ad esempio, pochi under trenta seguono i media tradizionali, ma anzi passano direttamente ai social.
Questo lo possiamo capire anche guardando la televisione, molti programmi sono studiati per attrarre un grande pubblico ed in alcuni casi questo diventa la leva per aumentare i profitti, i social in questo caso hanno accentuato il fenomeno. Consideriamo inoltre che a seconda del canale che vogliamo seguire, carta stampata o social, esistono policy diverse che permettono espressioni differenti.
All’interno dei social ad esempio le cose restano per sempre anche se sono fake news vengono rilanciate diventando vere e si perde la base di partenza della notizia stessa, vera o falsa che sia resta solo la notizia. 

Un vizio che non vorrebbe più? 
I vizi che ho li tengo tutti con cura. Sono uno sportivo e quindi non conduco uno stile di vita esagerato, mi piace il rapporto con il prossimo e per questo faccio molti appuntamenti al bar perché sono convinto che il cibo e il buon bere possano essere le giuste azioni per trovare atteggiamenti rilassati anche durante incontri lavorativi; ecco ogni tanto fumo una sigaretta. 

Un piacere al quale non può rinunciare? 
Amo viaggiare e sono da sempre uno sportivo, pratico tennis, nuoto, sci e vado in bici e devo dire che con il mio lavoro questo mi ha aiutato anche nei momenti di forte stress; a questi piaceri non potrei mai rinunciare. 

by Mariangela Bonaparte – photo by Andrea Gorzegno 

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