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Italiani orfani di patria?

Certo, Ugo Foscolo nelle sue Ultime lettere a Jacopo Ortis, si riferisce alla Repubblica di Venezia, i traditori sono i francesi di Napoleone e l’Austria era la nazione persecutrice. Eppure queste parole che recano sgomento hanno tutto il sapore amaro della situazione attuale italiana.

Siamo una nazione o solo uno Stato?

L’Italia tra Comuni, Signorie,divisione tra stati e staterelli ha mai sentito pulsare nel cuore il senso di appartenenza ad una comunità nazionale? “Una d’arme, di lingua e di altare” disse il Manzoni sperando in una terra libera dagli oppressori in difesa dell’ideale di libertà e indipendenza dell’Italia.

Era forse un illuso?

La parola nazione fa solo un gran rumore, sembra una menzogna esagerata condivisa in alcuni momenti emozionanti della vita degli italiani: i canti sui balconi durante la quarantena nella primavera scorsa, le acclamazioni spinte, troppo spinte, riferite ai medici eroi,rei di essere al posto giusto nel momento giusto, ma già prede degli artigli velenosi di molti che li acclamavano alacremente, i Mondiali di calcio sempre che la Nazionale ci regali una buona posizione, altrimenti diventiamo francesi, tedeschi, olandesi o bulgari. Siamo italiani quando le radici affondano in terreni instabili di terre straniere e allora la pummarola ci manca come l’espresso o la pasta. Siamo italiani perché le Calle, il Colosseo e il Ponte Vecchio sono nostri, come lo sono il mare della Sardegna, i trulli della Puglia e il Duomo di Milano, ma non muoveremmo un dito se li vendessero al miglior offerente. Siamo italiani quando i cinesi copiano i modelli di Valentino e Armani, l’Asiago o il Parmigiano, la pizza napoletana o il tiramisù, ma siamo pronti a portarci a casa un fake se costa meno.

All’italiano manca il senso di appartenenza, il fuoco che arde sotto un’unica bandiera, il tricolore nell’anima e l’orgoglio di essere ciò che siamo: contraddittori e polemici.

Gesticoliamo per comunicare, creiamo torri con gli stuzzicadenti e facciamo le leggi trovando gli inganni, recitiamo come fossimo sempre a teatro,lodiamo l’assurdo e ci conformiamo all’irrazionale. Siamo noi, siamo italiani e se siamo così è perché siamo orfani di Patria, ma il Made in Italy non ce lo toglie nessuno. Il nostro narcisismo collettivo si contrappone all’egoismo più bieco, quello in grado di strappare le identità di ciascuno e impedire al pensiero fuori coro di esistere.Siamo Fratelli di Sangue come granelli di una clessidra, giusto il tempo che l’ultimo non caschi a terra, ma restiamo in trepida attesa di vedere la luce ogni giorno con le parole, con i comizi, coni proclami.

Presi dalla foga del non essere viviamo nell’incoscienza e alla fine come popolo non esistiamo.

Dove sono i cittadini orgogliosi di essere italiani? La nostra storia, la lingua, le tradizioni ci uniscono sulla carta, neppure un rimasuglio sul sentire umano. Il Nord ce l’ha con il Sud, il napoletano con il veneto, chi nega il campanilismo o la suddivisone regionale e persino paesana è solo un ipocrita accecato dall’imprudenza, dalla paura di sé stesso e del giudizio degli altri. Siamo diversi e dovremmo per questo sentirci forti, ma è nel nostro Dna preferire il contrasto all’unione.Siamo orfani di patria perché una Patria non l’abbiamo mai avuta.

E’ il passato che ci distingue dagli altri Paesi Europei, un’identità culturale che ha origine e storia millenaria.

L’Italia ha una tradizione condivisa sul cibo, sui mestieri, sulla creatività e i modi di dire. La cultura e la storia sono le basi dell’idea di tradizione e va da sé che ci uniscono più della Torre Eiffel con i francesi. Basta questo per infondere in ogni italiano l’appartenenza ad unaPatria? E’ ovvio che la risposta sia un assodante NO!Accettare l’evoluzione, accogliere ciò che siamo stati come qual-cosa di straordinariamente unico, conservare il buono e imparare dalle malefatte. Forse così potremmo insegnare alle generazioni che verranno il valore di sentirsi italiano. Noi “grandi” siamo disillusi e perduti nel marasma delle contraddizioni, degli entusiasmi esplosivi e delle cadute libere. Chi ci crede più alla Patria Italia? Se fosse certa la consapevolezza di chi siamo stati e chi siamo potremmo avanzare culturalmente e preparare chi verrà a sentirsi meno bandiera e più Patria.

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