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MEDITERRANEO DA SOGNARE

Così è nata Torre del Mare- Bergeggi, un gioiello incastonato nella roccia tra Savona e Spotorno. Siamo a metà degli anni ’50 e il giovanissimo architetto Galvagni vince il concorso per la realizzazione di Torre del Mare, un progetto unico in Italia voluto da Pierino Tizzoni proprietario del promontorio. Qui non c’era nulla ma proprio questo luogo così suggestivo e impervio scatenò la fantasia artistica di Galvagni che realizzò una trentina di meravigliose ville, uniche nel design e autentici teatri del bello. Purtroppo pochi mesi fa Galvagni ci ha lasciato: da sempre affascinato dal suo lavoro culturale e urbanistico ho desiderato portare sulle pagine di Live In il suo mondo, coinvolgendo due nomi che in tempi recenti hanno consacrato il lavoro del Maestro dal punto di vista professionale e pubblico: l’architetto Marco Ciarlo e il sindaco di Bergeggi Roberto Arboscello. Dopo avere lungamente frequentato Galvagni, nel 2012 lo studio Ciarlo ed Associati ha pubblicato in collaborazione con il Comune di Bergeggi il libro “Guida al Parco architettonico di Torre del Mare” (ed. Libria). Da qui parte il nostro viaggio. Architetto, chi era Mario Galvagni? Un genio, un artista, un uomo quasi leonardesco. Sono profondamente onorato di avere collaborato con lui, di avere imparato da lui, di avere passato tanto tempo ascoltando il suo modo di interpretare l’architettura. Galvagni è stato anche un pittore, uno scultore, un ingeniere, un fisico, insomma un artista del nostro tempo.

Quali sono gli elementi distintivi della sua architettura?

L’ecologia della forma: il progetto di Torre del Mare e delle sue case prevede un inserimento simbiotico ed organico con i colori e la materia in cui è stato inserito. La strada che consente sempre una vista mare, il verticalismo, le geometrie, le forme scultoree, l’inserimento delle unità abitative nel paesaggio. Torre del Mare resta l’unico parco architettonico d’Italia ad opera di un solo architetto.

Esiste oggi un linguaggio specifico di Galvagni?

Certo: ha creato un alfabeto stilistico, oltre ad un concetto scultoreo della casa. Pur giovanissimo aveva in mente un uso ben preciso del cemento armato, aveva ideato soluzioni pratiche davvero notevoli pur mantenendo un aspetto artistico di grande pregio. Definirei un’architettura morfologica senza tempo.

Quale villa l’ha maggiormente affascinato?

Casa Buffa, a mio parere il suo capolavoro.

Roberto Arboscello, che cosa rappresenta oggi il parco architettonico di Galvagni?

E’ un grande valore artistico e urbanistico per l’Italia, merita davvero di essere visto. Sono felice che oggi sia a tutti gli effetti un parco architettonico riconosciuto, un primum movens che nel corso dei decenni ha dato un’impronta a Bergeggi inconfondibile: il mare, le case che lo contemplano, la natura e l’assenza di una urbanizzazione selvaggia, l’isola come riserva naturale. Quando conobbe l’architetto? Anche se negli ultimi anni si era ritirato ad una vita molto riservata, ho avuto l’onore di conoscerlo per creare un piccolo espositore di farmaci e mi stupì immediatamente la facilità con cui creò il progetto. Era un artista a tutto tondo. In seguito l’ho apprezzato tanto anche come pittore e scultore. Negli anni successivi mi ha colpito molto la sua passione nell’insegnare architettura, nell’importanza che secondo lui ricopriva la convivenza tra uomo e natura nella visione geomorfologica del contesto architettonico. Alla luce dell’eredità culturale di Galvagni che cosa vorrebbe realizzare a Bergeggi? Galvagni ha dato un’impronta elegante e morfologicamente unica nella creazione di Torre del Mare. Il suo progetto mancato è stato il complesso Torre d’Ere, situato ai cima al promontorio e realizzato successivamente da altri architetti con uno stile più convenzionale. Sarebbe bello recuperare l’area dell’ex campo sportivo creando un museo dedicato a tutti i suoi progetti e alle sue opere artistiche. Non a caso, nel 2015 la Facoltà di Architettura di Genova al corso di Progettazione Architettonica tenuto dall’architetto Marco Ciarlo ha immaginato proprio il progetto del museo dedicato a Galvagni. Un Mediterraneo davvero da sognare.

By Alberto Nano

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