Artroom

Elisabetta Agostini

Quando nasce la tua passione per l’arte?
Ritengo che il mio approccio all’arte abbia origini lontane. Fin da bambina amavo uscire di casa per le mie passeggiate esplorative immersa nella natura, questo mi permetteva di stabilire non solo un contatto ma un dialogo con tutto ciò che mi circondava. Riuscivo a creare un mio mondo incantato e magico dove poter esprimere la mia parte più profonda e dar sfogo alla fantasia attraverso l’immaginazione. Oggi sono portata a pensare che l’arte sia entrata a far parte della mia vita da quel momento. 

Come si evolve negli anni anche dal punto di vista artistico professionale? 
Negli anni ’90 disegno una collezione di vestiti puntando sui colori, anche questo mi permette di ritrovare attraverso questa forma d’arte, il contatto con il mio Sé. Inizio a scrivere pensieri che negli anni si trasformano in poesie partecipando anche a qualche concorso. Inizio a leggere libri che toccano la sfera mistica-spirituale, segni e coincidenze-il linguaggio del corpo-il potere della mente, delle parole e dei pensieri-meditazione-yoga- fotografia. Letture, corsi di formazione ed esperienze hanno contribuito notevolmente a trasformare negli anni il percorso della mia vita, facendo diventare la mia ricerca un impegno che prendo con me stessa in tutti gli anni a seguire. 

Il contesto dove sei nata e l’educazione ricevuta hanno in qualche modo condizionato il tuo modo di fare arte? 
Sono figlia di due genitori che hanno visto e in parte vissuto l’ultima guerra. Mia madre è stata particolarmente autorevole, talvolta autoritaria, mio padre estremamente permissivo ed amorevole. Le regole imposte da mia madre divennero negli anni a seguire per me troppo strette e decido quindi a diciott’anni di andare via di casa. Ho sempre sentito pulsante in me il grande desiderio di indipendenza. Così come non ho mai sùbito il senso di solitudine sentendomi sola, anzi, trovavo ristoro in quella solitudine, la sentivo un’alleata compagna di viaggio. Ritengo che le mie radici abbiano condizionato in modo importante non solo il mio percorso di vita ma significativamente anche quello artistico. 

Parlami dei tuoi genitori. 
Per parecchi anni ho cercato in me l’idea di perfezione di mia madre, scoprendo poi nel tempo che la perfezione non esiste. Da mia madre ho imparato a cucire a ricamare, scoprire la bellezza di come il filo su filo possa creare un’opera d’arte. Così come piccoli pezzetti di stoffa e materiali riciclati di legno e fili facevano nascere costruzioni teatrali, scene ed atmosfere in miniatura in equilibrio tra il reale e il surreale. I personaggi dei presepi di cartapesta che attraverso le mie piccole mani prendevano forma sotto la vigile guida materna volta al perfezionismo, mi hanno fatto amare in modo particolare il Natale. Non vedevo l’ora fin dai primi di novembre di dare sfogo alla mia fantasia creando nuove figure.

Passione che ho coltivato negli anni seguenti perfezionando con corsi di vetrinistica e di creazioni artistiche di vario genere. Mio padre mi ha insegnato l’amore, il lasciare andare, il vedere l’Oltre. Grande insegnamento di vita. “Vedi sempre tutto con gli occhi del cuor“ mi diceva… possiamo arrivare a spostare le montagne se ci crediamo e lo sentiamo nel cuore. Mi diceva inoltre che la pazienza, costanza e disciplina quotidiana nel dipingere mi avrebbero permesso di far vedere anche ad altri il mio mondo interiore. Unico posto dove ho sempre trovato rifugio e le risorse necessarie per superare tutte le difficoltà che ogni giorno la vita mi metteva davanti. 

Oltre alla pittura hai coltivato altre passioni che ritieni ti siano servite per evolvere dal punto di vista pittorico? 
Ho sempre amato molto leggere, fin da bambina le mie letture preferite erano le fiabe che ancora oggi accompagnano diversi momenti della mia vita e attraverso i quali, a volte, anche la mia pittura prende forma. Una forma nascosta dove si intreccia il reale al surreale. Ricordo ancora quando disegnavo con pastelli e matite colorate il mio incantato mondo. Inizia così la mia prima forma di espressione per l’arte su carta. 

Fiori e farfalle in sinfonia • 60×90 • Acrilico e tecnica mista su tela di cotone

Qual era il tuo intento, cosa volevi mostrare di te. 
Volevo lasciare attraverso il disegno e i colori, un segno visibile di tutto ciò che prendeva forma nella mia mente. Non ho una formazione artistica alle spalle, intraprendo studi ben lontani dalle mie aspirazioni personali. 

Nel 2021 decidi di partecipare al “Premio Vittorio Sgarbi” e ad essere selezionata tra migliaia di partecipanti, cosa ti ha portato questa esperienza? 
In occasione del Premio Vittorio Sgarbi le mie sei opere selezionate per il progetto saranno pubblicate all’interno di una collezione di sei volumi a cura di Vittorio Sgarbi, e una di queste sarà esposta all’interno dell’evento espositivo inerente al progetto che si terrà ad Ottobre a Ferrara. La mia partecipazione a questo progetto mi ha dato modo di conoscere la dott.ssa Leonarda Zappulla, che dopo aver visto la mia produzione ha voluto propormi al Premio come artista selezionata da lei.

L’affinità e il feeling instauratosi subito tra noi mi hanno dato modo di farle conoscere anche altro della mia produzione, e lei dopo averla vista non ha avuto un attimo di esitazione nel propormi un progetto in atto sempre col prof. Sgarbi, un progetto che prevede la narrazione degli artisti selezionati dalla Dott.ssa Zappulla proprio da parte del Professor Sgarbi.

Non so dove mi condurrà questo percorso, ma sono certa che la voce più autorevole della critica contemporanea italiana, colui che ci ha incantati e incollati alla TV parlando di Giotto, Michelangelo e Caravaggio presto parlerà di me e della mia produzione e questo mi sembra un nuovo meraviglioso inizio. 

Da che cosa è rappresentata per te la bellezza. 
Ritengo che la bellezza sia racchiusa nell’imperfezione e che dobbiamo imparare a trovare il coraggio di “essere” più che di “apparire”. Senza temere la paura del giudizio o di farci condizionare il cammino che l’universo ha destinato ad ogni essere che vibra su questa terra. La bellezza per me rappresenta la libertà. 

Ti capita o ti è capitato negli anni di sentire il desiderio di isolarti? Se si, dove hai trovato o trovi rifugio? 
Trovo rifugio nella scrittura, nella lettura, nell’arte anche attraverso musica armonica che trova la sua forma d’espressione nei colori. Trasformo l’auditivo in visivo. Dopo i quarant’anni ho deciso di partire per il Cammino di Santiago di Compostela, mi sono staccata da tutto per circa due mesi. 

Cosa ha portato di nuovo in te il Cammino di Santiago? 
Ho imparato l’adattamento, a dar valore alle piccole cose, ad avere un dialogo interiore positivo, ad affrontare le difficoltà, a vedere la luce ogni giorno, anche quando fuori non c’è il sole. Ho iniziato ad osservare il paesaggio come opera d’arte e mi sono sentita nuovamente (come da bambina) parte del tutto. Mi riconosco nella terra che calpesto, nel lieve soffio che sposta i miei capelli, nei colori delle foglie e dei girasoli, nel flusso dell’acqua vedo riflessi i tanti miei volti fin prima a me sconosciuti. Volti che catturo, fotografo nella mia mente e incorporo come esperienza. Forza e credo con la quale affronto la fatica dei novecento chilometri a piedi diventano forza di espressione incontaminata nelle mie opere dal mio ritorno in poi. 

Fondali in fiore • 134×70 • Acrilico e tecnica mista su tela di cotone

Cosa ti motiva a dipingere? 
La mia forte motivazione alla pittura nasce dal desiderio di imparare a rivolgere la nostra attenzione e i nostri pensieri ai nostri sogni, nonostante il dolore gli ostacoli o gli errori commessi. E racchiude l’intento di riuscire a creare la condizione adatta per permettere anche ad altri di vedere ciò che il più delle volte in quei momenti bui, i nostri occhi non vedono. Far arrivare un messaggio di speranza a tutti coloro che pensano di non essere degli artisti, noi tutti lo siamo, se solo ci permettiamo di fare tutto ciò che gli altri ci hanno fatto credere che non possiamo. 

Questa pandemia ha contribuito in qualche modo ad un ulteriore cambiamento nelle tue opere? 
Mai come in quest’ultimo anno ho sentito un bisogno così forte di utilizzare la pittura come mezzo terapeutico. Durante questa pandemia mi sono ispirata alla necessità di vivere un senso di leggerezza, con le mie opere ho voluto esternare questo momento e cercare di trasformare la fatica in una sorta di “giogo” leggero, che consenta a me stessa e a tutti noi di guardare avanti con fiducia al futuro. In particolare in questo periodo utilizzo nelle mie opere dei colori molto accesi che hanno l’intento di voler “ri- svegliare gli animi” intorpiditi in un momento che sta mettendo tutti noi a dura prova. 

L’arte per te era ed è una necessità di espressione vista la professione che fai e visto il tuo coinvolgimento a livello energetico sia con le persone sia tuo. Come ti aiuta l’arte nella vita quotidiana? 
L’arte mi armonizza. Mi mantiene la frequenza armonica, mi permette di guardare tutto ciò che mi circonda, persone comprese (quindi anche clienti), con gli occhi del cuore e non con gli occhi della mente. La mente è straordinaria per mentire a noi stessi. 

Quando dipingi nell’arco della giornata? 
Quando ho dei momenti liberi, quando sento quel bisogno che nasce da un impulso, questo vale anche per quanto riguarda la scrittura. A volte le notti in cui non riesco a dormire, dipingo, altre invece scrivo, oppure faccio meditazione. 

Il premio per cui sei in concorso è una novità per te, come pensi che questa cosa possa cambiare il tuo rapporto con l’arte? Pensi possa diventare quasi un altro lavoro? 
Non ho nessun timore in merito a questo. Timore per me ha un significato di blocco, che verso tutto questo, non avverto. Per me rappresenta una strada nuova da percorrere, una nuova spinta motivazionale! Che mi induce ad andare oltre e credo fortemente che mi potrà aiutare ad aprire ulteriormente la mia visione a 360°. 

Come si intreccia la meditazione con l’arte tecnicamente, considerando che nel tuo caso vai ad impulso? 
Diciamo che ho usato una parola impropria nel mio rispondere alla domanda precedente. Forse la più giusta è spinta, un moto che parte da dentro. Può sembrare la stessa cosa ma non la sento così: impulso (come parola e come concetto) si porta dietro una componente che non sento positiva. L’impulso è un’esplosione che scatta improvvisamente e non sempre può essere positivo! La spinta invece, io la collego al moto ondoso, si muove all’interno di noi e cresce lenta ma inesorabile; ci alimenta anche a livello spirituale. Così come la meditazione. 

Se vincessi il premio, come noi ci auguriamo, ti sentiresti obbligata ad intraprendere un percorso diverso? Magari con esposizioni, cataloghi, a dover dare più spazio alla parte strutturale del mondo artistico rispetto alla genuinità della spinta vibrazionale? 
In quanto donna che si è sempre sentita libera, la parola obbligo non fa parte del mio essere. Sicuramente vorrò continuare a sentirmi “guidata” e fare ciò che serve per potermi esprimere nel modo migliore. Vorrò sempre trasmettere quello che faccio purchè in linea con quello che sento. Senza mai dimenticarmi che a tutto c’è un perchè e tutto corrisponde a un preciso segno che dobbiamo imparare a cogliere. 

Abbiamo modo di fare una domanda anche alla dott.ssa Zappulla, può raccontarci questo nuovo progetto al quale ha deciso di coinvolgere Elisabetta e cosa è stato a farle selezionare lei tra gli artisti che proporrà al Professor Vittorio Sgarbi? 
Il progetto a cui ho coinvolto Elisabetta si chiama I Narratori del nostro tempo commentati da Vittorio Sgarbi, che ho avuto il piacere di realizzare in collaborazione al Gruppo Effetto Arte, guidato da Sandro e Pietro Serradifalco i quali mi hanno dato modo di coinvolgere gli artisti da me seguiti in tanti eventi in cui Vittorio Sgarbi ha fatto da ospite e giudice. Gli artisti che avrò modo di far conoscere a Vittorio verranno studiati mediante un metodo sociologico: loro stessi potranno fornirci le informazioni sulle proprie esperienze di vita vissuta, i viaggi, gli incontri, le letture e le loro passioni, tutto ciò che sedimentato nella loro memoria ha potuto influire sulla propria produzione rendendola unica e diversa dalle altre.

Fornendo tutte queste informazioni a Vittorio e facendo vedere la produzione di ognuno, lui avrà poi modo di raccontarli commentandoli a favore di telecamera così da poter avere una tra le testimonianze più importanti di questo secolo e poter entrare nella storia che stiamo scrivendo in questi giorni per le generazioni future. Ho scelto Elisabetta perchè rappresenta benissimo il filone dell’arte astratta: nella sua produzione il colore fa da padrone diventando veicolo di emozioni, di momenti vissuti intensamente che si traspongono su tela ed empaticamente trasmettono a chi li osserva talvolta una grande energia positiva talaltra una profonda ricerca interiore. In questo senso lei è una grande narratrice delle sue esperienze e delle sue emozioni: la sua ricerca trasfigura le sensazioni più profonde in un processo creativo che prende le mosse dall’inconscio per divenire materia pittorica pura, e dunque pura espressione artistica. 

 

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