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L’invisibile tra pitture e fotografia

Un incontro fertile e creativo che diventa magia nella mostra “L’invisibile”, che il Comune di Milano, in collaborazione con l’Archivio Valentino Vago, presenta alla Casa Museo Boschi Di Stefano di via Giorgio Jan 15 di Milano dal 22 marzo sino al 5 giugno. 

Curata da Luca Pietro Nicoletti, la mostra è caratterizzata da due differenti esposizioni dalla forte consonanza poetica: “Valentino Vago. Figure e orizzonti” al piano terra dello spazio espositivo, e “Silvio Wolf. Prima del Tempo” al terzo piano. 

Quaranta opere di grande respiro e dal forte impatto visivo ed emotivo per due differenti ricerche sull’Invisibile attraverso la pittura e la fotografia. 

Un confronto a distanza fra le magie di luce nella fotografia di Silvio Wolf e la pittura aniconica di Valentino Vago. 

Due percorsi che si sviluppano attraverso tecniche, materiali e linguaggi diversi e dialogano su più piani: quello percettivo, cercando una costante interazione con l’osservatore per condurlo oltre il visibile, e quello concettuale, attraverso percorsi collegati tra loro nel continuo rimando a una ricerca metafisica e contemplativa dello spazio, e al dissolversi dell’immagine nella luce e nel colore. 

Valentino Vago, Composizione, 1961, olio su tela, 60x80cm

VALENTINO VAGO | FIGURE E ORIZZONTI 

Una visione essenziale della pittura, un’arte astratta straordinaria e modernissima, mistica e pura, capace di emozionare nella sua costante ricerca dell’Invisibile. La retrospettiva sull’opera di Valentino Vago (1931-2018), inserita nella collana Visti da Vicino, prende spunto dai cinque dipinti già presenti nella collezione Boschi Di Stefano per ripercorrere l’evoluzione del suo percorso artistico sviluppatosi attorno a due elementi cardine, la luce e il colore. Venti opere, tutti olii su tela, testimoniano come la vocazione artistica di uno dei maestri della pittura astratta italiana si sia sempre intrecciata a una ricerca spirituale che lo ha portato a creare un universo poetico straordinario e unico. 

La mostra parte dall’opera accademica Senza Titolo del 1953, in bilico tra figurazione e metafisica, per poi immergersi immediatamente nelle formulazioni astratte delle opere di Valentino Vago degli anni Sessanta, inconfondibili nel segno così come nella luce di colori uniformi, intensi e dalla visibilità silenziosa, perfetti nella volontà di rappresentare l’Invisibile. 

L’espressività astratta di lavori come Immagine Verde (1959), Colori nella luce e La mia estate, entrambi del 1960, o ancora Composizione (1964) e Presenza obliqua (1965), mostrano come il linguaggio di Valentino Vago sia eloquente nella sua sintesi cromatica e di come la sua pittura sia intimamente sacra ma allo stesso tempo potente. Spiccano tra le opere presenti in mostra Spazio Solare (1960), pubblicata sulla copertina del pieghevole della mostra presentata da Guido Ballo al Salone Annunciata di Milano nel 1960 e d’allora mai più esposta al pubblico. Chiave di lettura del percorso espositivo Orizzonte nero, quadro emblematico del 1965, dove il tema del paesaggio, interiorizzato e mentale, entra 

nella pittura di Vago come eliminazione di qualsiasi riferimento figurativo, avvio di un percorso ascetico e visionario che lo porterà a dipinti di grande respiro, diafani e rarefatti come C. 268 del 1970, oggi nella collezione del Museo del Novecento. 

La mostra dedicata a Valentino Vago, legato da profonda amicizia a Marieda Di Stefano e Antonio Boschi, è inoltre arricchita da documenti, cataloghi, fotografie, disegni inediti ed a una serie di incisioni che evidenziano il passaggio dalla figurazione all’astrazione. 

Silvio Wolf, Horizons 23-22-26 trittico, 2011-2015, c-print, plexiglas, Dibond

SILVIO WOLF – PRIMA DEL TEMPO 

La seconda esposizione, “Prima del Tempo”, dedicata alla fotografia di Silvio Wolf, presenta sedici opere della serie “Orizzonti”. Inoltre, all’interno della collezione permanente situata al secondo piano del palazzo progettato dall’Architetto Portaluppi, tre opere di Silvio Wolf (Vuoto di Memoria del 1978-2002, Icona di Luce 24 del 1992 e Icona di Luce 30 del 1994) entrano come ospiti nel progetto Sostituzioni, ideato da Maria Fratelli, prendendo il posto dei tre dipinti di Valentino Vago normalmente esposti nella collezione: Due Forme del 1960, Composizione del 1964 e Rettangoli del 1961 e ora esposti in mostra. 

Silvio Wolf lavora da sempre alla fotografia come oggetto di luce che si trasfigura in immagine portandola verso un radicale concetto di astrazione e gli Orizzonti sono sicuramente uno dei risultati più interessanti della ricerca di Wolf sulle potenzialità linguistiche, percettive e cognitive della fotografia. 

Non solo, l’attenta riflessione sul rapporto che l’opera instaura con lo spazio circostante fa sì che lo spettatore sia posto al centro di un’esperienza meditativa e sensoriale, nella quale viene amplifica la dimensione “di ascolto” che l’artista propone a chi osserva le opere. Il titolo stesso della mostra sottolinea come le opere della serie Orizzonti siano immagini pre-fotografiche create dalla luce direttamente sul frammento iniziale della pellicola, prima che essa registri la prima immagine e fuori dal controllo del fotografo: scritture di luce, immagini non ottiche che si manifestano sulla superficie foto-sensibile durante il processo di caricamento della macchina, e prima dell’inquadratura di alcun soggetto esterno, trasformandosi così in forme e linguaggio nella mente di chi le osserva. Come per Valentino Vago con la pittura, la riflessione sulla fotografia di Silvio Wolf pone al proprio centro la luce, vera protagonista di ogni sua opera fotografica. Gli squarci di luce e colore in spazi sospesi che si manifestano nelle sue fotografie astratte, così come nelle pitture di Valentino Vago, evidenziano come entrambi gli artisti aspirino a una restituzione astratta del Reale, con lo scopo di condurre lo sguardo oltre il visibile. La già citata Composizione di Vago, e ancor di più Orizzonte nero, dipinti dalla grande forza evocativa così come gli Orizzonti di Wolf, danno sostanza all’indefinibile, mostrando l’essenza di qualcosa che esiste a priori, in pittura per Vago, in fotografia per Wolf.

Casa Museo Boschi Di Stefano, Via Giorgio Jan 15 – 20129, Milano
email: c.casaboschi@comune.milano.it – tel.0288463614
 www.casamuseoboschidistefano.it | www.facebook.com/CasaBoschiDiStefano @casaboschidistefano 

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