Artroom

ROBERTO DAVID RUSCONI

DYONISOS RISING

Il mito di Dioniso diventa un’opera. Un’opera scritta oggi che è specchio di emozioni filtrate da oggetti di uso quotidiano, come i monitor dei nostri tablet e pc. Un’opera che è anche movimento inconsulto, un guizzo, un serpentino snodarsi; Uno sguardo che coglie l’imprevisto, un’occhiata veloce e intensa che appartiene al battere fugace delle palpebre. Dionysos Rising, coprodotta con netzzeit di Vienna, П un’azione lirica raccontata da personaggi rappresentati non nelle loro consuete vesti storico- mitologiche ma come persone normali, travolte dalla malattia di vivere, dalle loro angosce: una madre che ha perso il proprio figlio, una figlia non voluta e abbandonata, un giovane con manie di grandezza e un figlio-padre-amante costantemente dissociato. Ognuno di loro combatte contro i propri fantasmi e le proprie sindromi mentali, cercando di superarle con droghe e farmaci. In scena ci sono quattro cantanti e cinque danzatori. Nell’opera di Roberto David Rusconi la mitologia si fonde e confonde con il reale. E alla fine, accade quello che nessuno si aspetta… Come nasce l’idea di Dionysos Rising? Perchè ha scelto proprio il mito di Dioniso? Il Dionysos Rising nasce come atto di follia… la stessa follia di avere sedici, diciassette anni, e di chiamarsi Luca, Mark o Telete ed essere convinti che dobbiamo assolutamente ‘fare la differenza’, essere belli, realizzati e, soprattutto, ricchi, altrimenti non valiamo nulla.

La follia di credere che dobbiamo rimanere giovani per sempre e allo stesso tempo non avere nè maestri nè eroi, nè santi nè fanti, solo icone mediatiche vuote come i contenitori che le rappresentano, traboccanti di soffocanti informazioni per l’uso e l’abuso. L’opera nasce per liberarci tutti da una schiavitù cercata e autoimposta, figlia solo di un delirio di eternità coniato dai titani del mercato eterno. Illusione e vaneggiamento. Bugia e follia. Musicalmente, quali sono i riferimenti di quest’opera e del suo lavoro più in generale? Quest’opera come tutto il mio lavoro fa perno su quattro riferimenti precisi che rispondono tutti all’unico quesito di come intrattenere e interagire con il pubblico. Un’immersione sonora totale, simile a quella che viviamo ogni giorno nelle città cosi come nelle foreste, all’aperto cosi come raggiungendo il posto di lavoro. Una forte story-line imperniata su di un continuo chiaroscuro di sentimenti, temi o personaggi. Una personalissima unione del suono acustico con quello elettronico.E infine, attraverso lavori che sono sia fisici e umorali impregnati di danze, forme e respiri. Lei svolge la sua attività principalmente all’estero: si considera uno dei tanti cervelli in fuga dall’Italia, anche in campo musicale? Io mi considero solo un uomo in viaggio, un ‘camminante’. Un navigante, un paleontologo che insegue il passato per essere finalmente in grado di capire e vivere il presente. Sono solo i miei viaggi che mi hanno spinto ai lidi anglosassoni dove ho trovato amici, casa e terreno fertile per le mie vigne.

By Chiara Pavan

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