Artroom

Tutta colpa dell’amore

A tu per tu con Elena Marazzita

Tutta colpa dell’Amore. Per il teatro, la letteratura, la musica. La storia di Elena Marazzita, manager dello spettacolo con le idee ben chiare su tutto quello che vuole dalla vita, parte dalle rive dell’Arno nel 2009 rappresentando e distribuendo in Italia e all’estero l’Orchestra da Camera del Maggio Musicale Fiorentino.

Da allora non si è più fermata e nel 2015 è diventata direttore artistico Aida Studio Produzioni, società che è riuscita a distinguersi per l’ideazione e creazione di reading musicali che traggono ispirazione dal mondo teatrale e letterario, coniugando musica e parole in forma di dialogo o monologo. Un modo tutto nuovo di far teatro che ha stregato alcuni dei nomi più noti del teatro, del cinema e della televisione italiani: da Alessio Boni a Laura Morante, da Isabella Ferrari a Vittoria Puccini. Un nuovo format che ha messo d’accordo tutti, critica e pubblico compresi, da nord a sud, in cartellone nelle stagioni di prosa così come nei principali festival e rassegne musicali italiane.

Letteratura e musica. Quale il segreto di questo connubio?

Le emozioni! Le emozioni che evocano, in modo diverso, parola e musica e che nei reading musicali diventano parte di un tutto durante il quale la voce si tramuta in puro suono e i suoni si trasformano in voci narranti.

Come nasce l’idea dei reading musicali?

Tutto nasce dall’amore: per la letteratura, per la musica, per l’ascolto, per la lettura, per il dialogo e per il pubblico.

Quale testo letterario vorrebbe mettere in scena?

A midsummer night’s dream, probabilmente la più famosa commedia di Shakespeare, che risulta assai complessa da strutturare per una voce narrante perchè racconta tre storie d’amore che si incrociano. Stiamo lavorando per realizzarla quanto prima.

Lei ama tanto il teatro quanto la lettura. Quale è il primo spettacolo teatrale che ha visto e quale invece il libro al quale è particolarmente legata?

Il primo spettacolo è stata una rappresentazione dei “Pupi di Stac”, nota compagnia fiorentina di teatro di figura: avevo circa 7 anni e lì mi innamorai del teatro. Un libro a cui sono molto legata è “Sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj, un romanzo sul potere seduttivo della musica da cui ho tratto anche uno dei miei reading interpretato da Sergio Rubini.

Lei è una delle poche manager donna nel mondo dello spettacolo, normalmente “monopolizzato” dagli uomini. Com’è il rapporto con i suoi colleghi?

La verità è che non mi sono mai pensata donna tra uomini. Mi sono affidata unicamente al mio istinto e alla mia intelligenza imparando, strada facendo, i segreti e le regole di un mestiere che deve intrecciare le nobili ragioni dell’arte con quelle del commercio.

Cambiano le dinamiche lavorative per il fatto di essere donna?

Talvolta sì. Il teatro è seduzione, e se a sedurre con le proprie idee è una donna, quella donna andrà incontro a qualche rischio che dovrà affrontare e superare, altrimenti non avrebbe scelto questo lavoro.

Come vede il mondo dello spettacolo post pandemia? Cosa fare per rilanciarsi e cosa deve fare il Governo?

Tra spazi che chiudono, eventi annullati e realtà che restano sospese in attesa dell’autunno, il mio spirito si mantiene positivo e propositivo, mentre resiste una voglia di rilancio che a volte si accompagna, e si oppone criticamente, allo spaesamento e alla mancanza di fiducia nel sistema. Come vedo il futuro? In parte come un pericolo e in parte come un’occasione. Per il Governo, invece, questo futuro è e deve essere una chiamata alla responsabilità, mettendo in atto tutte le misure che potranno consentire nell’immediato la realizzazione di un maggior numero di eventi live.

Quali sono gli attori con i quali si è trovata meglio a lavorare e con i quali ha stretto un’amicizia che va oltre il palcoscenico?
Un legame di stima e amicizia profonda mi lega certamente ad Alessio Boni, attore amatissimo dal pubblico, protagonista di molti reading musicali che la mia società ha in distribuzione. Un artista sincero, un vero professionista, un esempio da seguire.

Lei lavora con alcuni dei nomi più amati del teatro, della televisione e del cinema italiano e che agli occhi del pubblico sono visti come delle star.
Tutto farebbe pensare ad una vita senza problemi, ricca di realizzazioni personali. Gli effetti psicologici della notorietà e del successo non sono facili da gestire, così come non è affatto semplice condurre una vita lontano da casa e dai propri affetti. Spesso ho la possibilità di osservare il loro mondo e percepisco la mancanza di privacy, la sensazione di “prigionia”, la solitudine e allora amo fare del mio meglio per farli sentire a casa anche in tournée.

Può farmi il nome di un attore o attrice con i quali vorrebbe o avrebbe voluto lavorare?
L’immensa Eleonora Duse, un’attrice internazionale che recitò più all’estero che in Italia. Portò la sua arte in quasi tutta Europa, Russia compresa, negli Stati Uniti e perfino in Africa. L’ampiezza geografica e la frequenza dei suoi spostamenti possono dirsi quasi pari all’intensità della sua recitazione.

By Barbara Lanza • Photo by Michele Monasta

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